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Il ministro della Famiglia, Manuela Schwesig

I lavoratori avranno dieci giorni – con il 90% dello stipendio garantito – per prendersi cura di parenti malati, non autosufficienti, deboli perché in terza età. In caso di malattia terminale è garantito un congedo di tre mesi con il reintegro obbligatorio. Così Berlino sceglie la via anti-austerity per il suo Welfare.

Il ministro della Famiglia, Manuela Schwesig
Il ministro della Famiglia, Manuela Schwesig

Congedo rimborsato, o con riassunzione garantita sul posto di lavoro, per assistere e aiutare a casa o in strutture ospedaliere genitori o parenti malati, non autosufficienti, indeboliti dalla terza età. Ecco la nuova legge varata oggi dal governo di grosse Koalition tedesco. Un’iniziativa lodevole, ma insieme un aumento della spesa pubblica deciso mentre Berlino predica tagli e rigore a ogni costo a tutti gli altri membri dell’eurozona, anche per esempio alla Grecia dove dopo l’austerità imposta dalla Trojka la mortalità infantile è aumentata di almeno il 45 per cento.

Già prima della legge, voluta dalla ministro della famiglia (la giovane Manuela Schwesig, astro nascente della Spd) i lavoratori dipendenti avevano il diritto di assentarsi per un massimo dieci giorni per assistere un parente non autosufficiente. Ma adesso le casse pubbliche della Pflegeversicherung, cioè quella particolare assicurazione-malattia per l’assistenza agli anziani non autosufficienti, copriranno loro fino al 90 per cento del loro reddito netto in quei dieci giorni. I costi supplementari sono calcolati a oltre cento milioni di euro.

La legge prevede anche altre misure. In caso di malattia terminale di un parente, i lavoratori dipendenti possono prendere un congedo non pagato di tre mesi, con la garanzia del pieno reintegro successivo nel posto di lavoro. E persone che si decidono ad assistere a casa madri, padri o zie e zii anziani e bisognosi d’assistenza potranno assentarsi dal lavoro fino a sei mesi, sempre con il diritto al reintegro nel posto di lavoro. E un’altra soluzione offerta alle famiglie che vogliono assistere i parenti malati a casa è di concordare con il datore di lavoro un’orario ridotto di minimo 15 ore alla settimana, con il diritto di averlo (a paga decurtata del tutto o in gran parte) per un periodo fino a due anni. Al termine del periodo, il lavoratore che ha assistito il parente a casa ha sempre diritto al reintegro. E quando decide il periodo di lunga assenza-congedo, può chiedere al potere pubblico un prestito senza interessi che compensi la perdita del reddito per il periodo di assenza richiesto.

Fonte: repubblica.it